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Oh yeah!
clarky dopo il
trattamento elettorale

"La mente umana ha bisogno di equilibrio" mi ha detto la psichiatra nel corso dell'ultimo incontro "quindi, certe volte, dinnanzi a traumi troppo violenti, che non è in grado di sopportare, necessita di difese come quella che stai assumendo in questo momento. Vedi, tutto sommato non è poi così anomalo che tu, da una decina di giorni, sia convinto di vivere una realtà ferma alla settimana prima delle elezioni ed è un bene che oggi tu abbia iniziato a prendere coscienza che le elezioni si siano svolte regolarmente e che le abbia vinte il principale esponente di uno dei due maggiori schieramenti."

Ho dovuto farla fuori.
Era evidente che aveva votato Veltroni.

In effetti, l'impatto è stato così brutale, che le chiappe hanno iniziato a sanguinarmi soltanto ieri.
L'ultimo comunista
Quando, nel tardo pomeriggio del 15, ho realizzato che l'ultimo uomo di sinistra presente nelle istituzioni sarebbe stato Giorgio Napolitano, sono entrato in uno stato catatonico che... che...

Scusate, non è che ne sia uscito ancora del tutto.
Io, comunque, ho fatto mia la logica del voto utile.
Riveduta e corretta.


Mi son detto: "Veltroni non ce la può fare. Quindi, visto che le microliste di sinistra che son spuntate fuori prenderanno percentuali da prefisso telefonico, voterò - mio malgrado - Fausto il Parolaio" (proprio a un suo comizio, ho scoperto che i compagni di partito lo chiamano così).
Un voto di compromesso, insomma.
Alla luce del risultato elettorale, però, ho dovuto rielaborare ulteriormente la mia interpretazione della teoria del voto utile. Il voto o è utile o è inutile: visto lo stato pietoso della politica italiana, oggi il voto è inutile. A meno che non lo si venda per qualcosa di concreto (un lavoro, un centinaio di euro, la scarpa sinistra appaiata a quella destra, regalata qualche giorno prima di andare a votare, ecc.).

Devo ammettere che un paio di annetti fa ero stato fin troppo fiducioso nel parlare di Prove tecniche di Democrazia Cristiana. La mia visione delle cose, dopo le elezioni del 2006, si articolava pressappoco così:

"Nella Preistoria della Prima Repubblica, o vinceva la DC o vinceva la DC. Se poco poco ti azzardavi a guardare oltre i confini del partito e del patto atlantico, ti rapivano e ti facevano fuori. Le alleanze erano anche ammesse, ma soltanto con gente di particolare levatura morale (cfr. Enciclopedia della politica italiana alla voce Democraxia).

Da Tangentopoli e dall'avvento della Prima Repubblica e Mezzo, ci hanno abituato a governi di centrodestra o di centrosinistra. Qualunque coalizione vincesse quelli c'entravano sempre (il giochino di parole "io c'entro", del resto, sono stati alcuni di loro a tirarlo fuori). C'è da dire, però, che il sistema maggioritario bipolare (che supercazzola costituzionale!) impediva che 'nchianassero al potere tutti insieme allegramente.
Ora la legge elettorale è tornata al modello proporzionale, ma le coalizioni restano sempre lì. Chiamiamola Prima Repubblica e Tre Quarti o Quasi Seconda Repubblica. Questo significa, per noi telelettori, che abbiamo potuto continuare a godere di campagne elettorali all'ultimo sangue modello De Filippi, purchè ci limitassimo a tifare per l'una o l'altra squadra e non ci ponessimo problemi politico-esistenziali davanti a slogan come quelli che mi sono ritrovato nella cassetta della posta al rientro a Messina (Per il sud, vota Lega Nord-MPA)."

Ecco.
Nella mia testolina bacata, ottimista e di sinistra, ero convinto che questo sarebbe stato il giro delle Prove generali di Democrazia Cristiana: i partiti di centroqualcosa si levano dai coglioni i partiti che stanno in quel qualcosa, per potersi mettere d'accordo, in un imminente futuro, e tornare ai bei vecchi tempi della conventio ad excludendum.
L'esclusione c'è stata, sì, ma dal Parlamento.
Berlusconi ha preso così tanti seggi, che quelli esistenti non bastano neanche (nonostante Ferrara non sia stato eletto).
Veltroni ha pensato bene di prendere i voti dalla parte sbagliata, convincendo gli italiani orientati a sinistra che si può fare... in culo.
La sinistra arcobanano non è riuscita a prendere un deputato neanche in Emilia Romagna. Che vergogna.
Il povero Milhouse ha preso così pochi voti che non gli rimborseranno neanche le spese elettorali (quindi, quest'anno, sulla dichiarazione dei redditi, nello spazio per devolvere il cinque per mille scrivete "Boselli").

In Sicilia, poi, è stato un disastro.
Ovviamente, non potendolo dimostrare, non dirò che Raffaele Lombardo è fortemente sostenuto dagli ambienti mafiosi e che grazie alla mafia è diventato Presidente della Regione. Mi limiterò solo a far notare come, storicamente, dietro le istanze autonomiste e indipendentiste ci sia sempre stata dietro la mafia.

In realtà, se Lombardo ha vinto, è anche merito del PD, che candida quel pezzo di donna della Finocchiaro, pochi mesi dopo aver scelto Franzantonio Genovese come segretario regionale, che - come ogni tenia politica che si rispetti - il suo bel posto da deputato se l'è assicurato.
Ah, poi ci sarebbe Cuffaro al Senato... e non dite che non ve l'avevo detto.

L'unica soddisfazione elettorale è stata il risultato ottenuto dal Partito di Porta Pia. Abbiamo ottenuto il quasi per cento. Nella prima circoscrizione (Vaticano 1) la percentuale è stata altissima: si vocifera che cadranno parecchie teste tra i dirigenti della chiesa (e a noi il concetto di prete decapitato è sempre piaciuto).
Alla fine, abbiamo preso due senatori.
Se i rispettivi partiti non pagheranno il riscatto entro 48 ore, li scorporiamo.



Ok, penso di essermi sfogato a sufficienza.
Forse è meglio cercare di non pensarci e di riderci su.
Di sicuro, da oggi smetto di occuparmi ufficialmente di politica e torno a coltivare le passioni di quando ero bambino: la musica, la pittura e il cunnilingus.
la minchiata di clarky delle 18:06 di mercoledì, 23 aprile 2008
Silenzio elettorale
... ma a noi non ce ne frega una minchia e iniziamo, alla faccia di Pizza, la nostra campagna elettorale proprio il giorno prima delle elezioni. Forti dei sondaggi che ci danno al 74% e dei nostri bei simboli sgargianti e alla moda, possiamo permetterci anche un solo giorno di marketing elettorale.
Non siamo la solita accozzaglia di partiti messi insieme per contingenti esigenze elettorali. Noi abbiamo formato questa coalizione per una ragione ben precisa: il caso. Ci siam trovati tutti quanti al bancone dello stesso bar e, al dodicesimo brindisi, abbiamo deciso di coalizzarci. Quindipercui, domani, sulla scheda, mettici una croce sopra:

vota
La Coalizione



  
  
  


Tanto per farvi prendere confidenza con le schede elettorali, eccole qua:

Camera Senato



(e ridete poco sul nome della coalizione:
se ha funzionato per Il Giornale, funzionerà anche per noi)

la minchiata di clarky delle 01:55 di sabato, 12 aprile 2008
Vota PPP



Apri una breccia
nel tuo cuore

Per un Paese libero

Fuori il Vaticano dalle palle!





"In quarant'anni ho imparato che una società felice
è quella dove c'è meno solidarietà e più diritti.
La bontà da sola non basta,
a volte anzi è un alibi per lasciare irrisolti i problemi"

(Don Luigi Ciotti)


Alle elezioni del 13 e 14 aprile 2008, vota il Partito di Porta Pia.

Il PPP ha pochi ma ben precisi obiettivi.
Non intendiamo impantanarci sulle stesse poltrone imbrattate dalla mortadella di Nino Strano e dalle chiappe di Elio Vito: facciamo al volo quel che dobbiamo fare e ci leviamo dai coglioni.
Se ritieni che, allo stato attuale, non è il Vaticano a stare dentro l'Italia, ma l'Italia a stare intorno al Vaticano, se ti sei rotto le palle della quotidiana invadenza delle gerarchie ecclesiastiche nella gestione della Cosa Pubblica, se non ne puoi più di vedere un prete accanto al sindaco del tuo Comune, ogni volta che c'è da inaugurare un museo, una strada o un bidet, se non sopporti che la carità cristiana sia fatta grazie alle tue tasse, se ti sei stancato di ascoltare in ogni edizione di qualunque telegiornale la voce a ultrasuoni di Ratzinger, se non tolleri dover sentire parlare del corpo della donna come uno strumento di dio, allora, alle prossime elezioni politiche, vota il Partito di Porta Pia.


In breve, il nostro programma:


Abrogazione dell'art. 7 della Costituzione Italiana, modifica dell'art. 8 e affermazione del principio di eguaglianza fra tutte le confessioni religiose.

Disconoscimento dei Trattati Lateranensi e dello Stato di Città del Vaticano.

Eliminazione di ogni privilegio fiscale e previdenziale in favore del clero cattolico.

Abrogazione dell'otto per mille e istituzione del cinque per mille, basato sul principio di volontarietà.

Esclusione dell'ora di religione dai programmi delle scuole pubbliche.

Istituzione di una Commissione Parlamentare d'inchiesta sull'Istituto Opere Religiose (IOR), sull'Opera Romana Pellegrinaggi (ORP) e sugli affari della Chiesa Cattolica.
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Drastica riduzione dei ripetitori di Radio Vaticana.

Università aperte a tutti i papi, purché paghino regolarmente le tasse (in proporzione al reddito).

Istituzione della festa nazionale del "Carnevalone liberato di Poggio Mirteto".

Produzione di una fiction televisiva su Paul Marcinkus (da mandare in onda ogni anno nel periodo natalizio).

Arrostire Ferrara, a puro scopo ludico-decorativo; eventualmente, clonarlo per ripetere l'evento con cadenza semestrale.
Si accettano suggerimenti.


Sostenere il Partito di Porta Pia è facile: scarica il simbolo del PPP da uno dei link qui sotto e appiccicatelo sul blog.



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la minchiata di clarky delle 00:49 di mercoledì, 02 aprile 2008