Non molto tempo fa, fui contattato da alcuni parrini i quali, leggendo il vecchio blog, avevano avuto modo di apprezzare il mio stile discreto, scorrevole e intellegibile.
Nel giro di pochi giorni, mi ritrovai a scrivere testi per l'emittente radiofonica vaticana. All'origine di programmi come Signore, puniscimi e Un cilicio è per sempre c'era proprio la creatività del sottoscritto.
In quel periodo feci una scoperta alquanto scioccante: i preti sono un pugno di ignoranti.
Ho sempre pensato che certe minchiate le dicessero in ragione del ruolo da essi ricoperto. L'amara verità, invece, è che spesso non sono in grado di formulare un pensiero autonomamente, a causa di una scarsa conoscenza della grammatica italiana e delle regole sintattiche.
Ad ogni modo, ciò mi permise di fare velocemente carriera. Fu proprio durante quell'esperienza professionale che ebbi la fortuna di conoscere il cardinale Razzingher (persona, a dispetto di quel che si dice, gradevolissima e dalle ampie vedute) e di scrivere discorsi per lui, sin dal giorno della sua elezione a papa.
Ancora ricordo ciò che mi disse, una volta ultimato lo scrutinio. Mi prese in disparte, mi scroccò una Pall Mall e mi fece: "Mi raccomando, preparami un bel discorso compagno".
Il mio amico ratzy ed io, però, non avevamo ancora fatto i conti con la rigidità della censura vaticana. Nessuno sa, infatti, che tutte le apparizioni pubbliche del papa vengono mandate in onda in differita di una mezz'oretta, per permettere alle alte sfere ecclesiastiche di esercitare un controllo su ciò che deve essere visto dal mondo ed eventualmente di farvi qualche ritocchino. Così, in quella e in tante altre occasioni, ho dovuto ascoltare dal papa parole da lui mai pronunciate.
Fortunatamente, grazie ad alcuni agganci mantenuti presso la Santa Sede, sono riuscito ad entrare in possesso della maggior parte delle comparsate di Giosef censurate e mi sembra giusto riproporle al mondo.
"Cari fratelli e fratelle,
secondo il signor Giovanni Cardinali,
un lavoratore ha strumenti insufficienti.
Nella gioia della vigna dell'orto,
lavoratori andiamo avanti!
[...]
Cazzo!"